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La Morte di Venere
"Zeus, perchè hai dunque messo tra
gli uomini un ambiguo malanno, portando le donne alla
luce del sole?"
(Euripide, Ippolito, vv. 616-617)
L'ambiguo malanno è svanito. La colpa è stata
espiata. Questo è un mondo nuovo. Il mondo dolente della
punizione, oscuro e frammentario, è stato prima
bloccato, ipnotizzato, poi proiettato al di fuori,
davanti ai nostri occhi, rivelato in forme perfette e
comprensibili. Collegato, stretto da una morsa che non
lascia cadere alcuna associazione. Lo si poteza osservare
da ogni punto di vista, come possedendo gli occhi
dell'assassino e gli occhi della vittima.
Ricordiamo tutto. L'amore era un intruso che tentava di
infiltrarsi. Ci riusciva sempre, ma restava esraneo alla
struttura, inconciliabile con essa. Eravamo uomo. Eravamo
donna.
Eravamo rabbia e violenza, gioie e sogni. Il caos.
Non capivamo perchè sull'isola di Cipro, dalle cui acque
era nata Venere, ogni anno un giovane disteso emettesse
grida e gesticolasse imitando le partorienti; nè perchè
la statua di Venere con la barba rappresentasse la
divinità alla quale gli uomi offrivano sacrifici in
abiti femminili, le donne in abiti maschili.
Non capivamo perchè a Sparta le spose accogliessero il
marito travestite da uomo. Nè perchè si raccontasse la
storia di Ermafrodito e della ninfa uniti in un solo
corpo bisessuale.
Eppure qualcuno sapeva che stavamo scontando una pena.
Qualcuno era a conoscenza dello stato originario.
4 mani
4 gambe
2 volti
1 collo tondo
1 testa
4 orecchie
2 organi genitali
Si caminava dritti ma si correva roteando. Il maschio
figlio del sole, la femmina della terra, l'androgino
della luna. Enorme vigore ed animo superbo portarono alla
scalata del cielo.
Minacciammo gli dei.
Zeus non volle annientare la nostra razza. Decise di
indebolirla spaccandola in due e condannandola ad
un'ansiosa perenne ricerca.
Nemesi. divisi, dispersi,incompleti.
Solo l'antica natura poteva guarirci. Ed ora siamo
guariti.
Ma il ricordo ci sconvolge. eravamo abominevoli e
stupendi.
Cancellando la memoria del passato non potremmo
raggiungere la perfezione, peccando ancora una volta di
presunzione.
Conservando la memoria del passato ci sentiamo tristi,
noiosi, inutili.
Zeus non volle annientare la nostra razza.
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